La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Da qualche mese è uscito in Italia un libro che si chiama "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret".
Lo ha scritto ma soprattutto disegnato Brian Selznick, quarantenne del New Jersey. Tecnicamente è un graphic novel, cioè un romanzo illustrato, ma qui ci sono ampie parti narrative che hanno la caratteristica di descrivere le immagini, anzichè il contrario come succede di solito: "Romanzo per parole e immagini" si legge all'interno. Il graphic novel in Italia non ha mai avuto troppa fortuna, anche se le cose sembrano cambiare, vista la quantità e qualità delle ultime uscite. Questo libro è bellissimo: racconta la storia di Hugo Cabret, ragazzo orfano nella Parigi del 1931, che scopre un disegno che cambierà la sua vita per sempre. Ma è anche un omaggio al cinema delle origini, con disegni in chiaro/scuro fatti con il carboncino e le pagine con il bordo nero che richiamano lo schermo sulla pagina. E' un libro per ragazzi, ufficialmente. Ufficialmente vi dico che è per tutti coloro che amano storie originali, non convenzionali, innovative. L'età non c'entra.
Per saperne di più date un'occhiata al sito del libro, nel link qui sopra collegato al nome all'autore (in inglese). In Italia è uscito da Mondadori. Rientra nel 34% dei libri decenti fatti uscire ogni anno dalla casa editrice, se vogliamo collegarci al post qui sotto.
Andare oltre, più in là
"(...) Bisogna andare oltre. Non solo si studia malamente il significato di un testo se ci si limita a un rigido approccio interno, mentre le opere esistono sempre in seno a un contesto e in dialogo con esso; non solo i mezzi non devono diventare il fine, ma la tecnica non deve nemmeno farci dimenticare l'obiettivo dell' esercizio.
È necessario anche interrogarsi sulla finalità ultima delle opere che riteniamo degne di essere studiate. In linea generale il lettore non specialista, oggi come un tempo, non legge le opere per padroneggiare meglio un merodo di lettura, né per ricavarne informazioni sulla società in cui hanno visto la luce, ma per trovare in esse un significato che gli consenta di comprendere meglio l'uomo e il mondo, per scoprire una bellezza che arricchisca la sua esistenza; così facendo, riesce a capire meglio sé stesso.
La conoscenza della letteratura non è fine a sé stessa, ma rappresenta una delle vie maestre che conducono alla realizzazione di ciascuno. Il cammino che ha intrapreso oggi l'insegnamento letterario, voltando le spalle a questo orizzonte (questa settimana abbiamo studiato la metonimia, la prossima ci occuperemo della personificazione), rischia di condurci in un vicolo cieco - per non parlare del fatto che difficilmente farà innamorare della letteratura".
Tzetan Todorov La letteratura in pericolo - Garzanti 90 pp, 11 euro
estratti/L'Accalappiacani
"Credo di aver mangiato un verme, disse il bimbo. Era nell'insalata. Pazienza, fece il padre. Di vermi ce ne
sono tanti, uno più uno meno non fa differenza. Però non dirlo a tua madre. In quel momento lei sbucò dalla cucina. Credo di aver mangiato un verme, disse il bimbo. Ahhhh gridò lei. Lo prese, lo spogliò, gli ficcò la canna dell'acqua nel culo e aprì il rubinetto al massimo finchè lui non vomitò tutto. Poi lo risistemò a tavola, stremato. Ti sta bene, gli disse il padre".
"Allora, bambini, avete pensato a che lavoro vorreste fare da grandi? Chiese la maestra. Sììììì, risposero loro. Sentiamo. tu, Marco? L'avvocato. E tu Nicola? Il guidatore d'aerei. Si dice pilota, disse la maestra. E tu Isa? L'infermiera, no la dottoressa. L'infermiera o la dotoressa? La dottoressa. Gaia? L'attrice. E tu, Ivan? Io il reggiseno. Tutti risero. Il reggiseno? Ma non è un lavoro, disse la maestra. Allora non voglio fare niente. Quello era un bambino da tenere d'occhio".
Che cosè L'accalappiacani.
profondo rosso
Mi piace il vino ma non sono un esperto. Non che abbia mai desiderato diventarlo: sono un bevitore di curva più che da tribuna. Mi basta il risultato, se è buono sono contento. Riconosco che è un mio limite. Oltretutto i libri sul vino sono tutti troppo tecnici, freddi, con un linguaggio da iniziati, eccesivamente compiaciuti: alla prova dei fatti, una noia mortale per chi si avvicina alla materia per farsi un'idea.
Qualche mese fa è uscito sull'argomento un volume, "Elogio dell'invecchiamento" (Mondadori), autore Andrea Scanzi, che rovescia l'idea stessa di "libro sul vino per far vedere a tutti quanto sono bravo". Scanzi, attraverso un viaggio organolettico tra i dieci migliori vini italiani compie un'operazione interessante: da sommelier AIS, rifugge ogni tecnicismo da addetti ai lavori, ci ironizza su, se ne allontana con garbo e stile. Siccome è un ragazzo di buona cultura, è riuscito a scrivere un libro pop sul vino, nel senso più alto e nobile: c'è Ry Cooder, ideale sottofondo musicale per gustare lo champagne, oppure John Hiatt per un valpolicella. C'è persino il vino Kiarostami, un modo geniale per definire un vino modaiolo, che piace soprattutto ai critici (per la cronaca, è il Pinot nero). Ma non voglio fare un elenco delle citazioni, trovatele da soli. Magari date un'occhiata al blog dedicato. Se cercate un libro che sappia parlare pane al pane e vino al vino, lo avete trovato. Non ne uscirete sommelier, ma incuriositi sì. E la prossima volta che leggete un' etichetta, magari vi ricorderete qualcosa...
Ho conosciuto Andrea Scanzi tre anni fa, quando a Quarrata lo invitai a presentare il suo libro dedicato a Gilles Villeneuve (Il piccolo aviatore) Fu una serata strana, cinque (5) i presenti, e tra questi un pazzo che mi tormentò per un mese chiedendomi il telefono di Scanzi perchè voleva spedirgli a casa non so che cosa...Io la ricordo comunque come una serata piacevole, con una attenzione partecipata, nonostante i pochi presenti. Profondo rosso (il titolo di questo post) è stato il working title di "Elogio...", modificato in dirittura d'arrivo, poco prima dell'uscita in stampa. Meno male.







