mercoledì, 22 aprile 2009

SIC

postato da bonistalli alle 22/04/2009 10:52 in libreria

Si chiama Scrittura Industriale Collettiva (SIC). E' una delle nuove applicazioni che la rete offre per scrivere romanzi. Romanzi a più mani - a più teste, a più occhi, a più conoscenze. Possono farlo tutti. Le opere scritte con licenza creative commons sono scaricabili gratuitamente. Di questo e di tanto altro parleremo nell'incontro di domani sera in libreria. 

Per saperne di più su SIC, ecco  il sito

 

mercoledì, 28 gennaio 2009

Libri sbagliati

postato da bonistalli alle 28/01/2009 16:52 in libreria
I libri di Orecchio Acerbo, per esempio, sono tutti sbagliati. Anzitutto, presentano pochissimi orsetti, pupazzetti, coniglietti, peluchetti, riccetti, topini, nutrie e roba tenera e vendibile e che i bimbi capiscano subito con i loro tre neuroni poco sviluppati. 
Poi: non riportano mai l'indicazione dell'età dei lettori, e come facciamo a comprare il libro, eh? Se vai da Benetton le misure le trovi, e puoi comprare un sandalino o un perizoma a chi vuoi. Loro, niente. Ma proseguiamo, perché i difetti di questa casa editrice piena di gente vanitosa, che fa i libri col Mattotti solo perché ha un cognome altisonante (se si chiamasse Mattetti, o Mattini, o Mattucci, farebbero lo stesso i libri con lui, eh??), non sono finiti qui. Alcuni loro libri per errore sono stati stampati in bianco e nero (e ce li hanno venduti al prezzo di libri a colori). Un altro addirittura gli è uscito tutto storto dalla legatoria (si vede che il legatore se ne intende e gli ha giocato un brutto tiro) e quei furbetti cosa hanno fatto? Ce lo hanno presentato come "libro sbilenco". Truffatori che non siete altro! E poi dicono che l'editoria è in crisi.
 E che fanno loro? Fanno un libro con un soldo sopra. Così uno almeno recupera 10 centesimi. Ma sai cosa ci ho fatto io col soldino del Negrin? Ci ho pagato il parchimetro per andare a comprare al supermercato qualche libro serio, di quelli che tutti i bambini capiscono, con su le illustrazioni di una volta, mica libri coi numeri, coi lupi, con le antiche creature, con la gente strana. Ma non è finita. I loro libri, altro difetto, non hanno nemmeno una donna nuda, non riportano la scritta "nuovo" stampata in oro, e nemmeno hanno la dicitura "un libro da mozzare il fiato" firmata da qualche critico o rivista prestigiosa (per esempio da me, che nel panorama librario sono una prestigiosa nullità). E difetto ancor più losco (qui si vede che lo fanno apposta - sembrano tipi poco raccomandabili ma sono anche diabolici questi di Orecchio Acerbo): i loro libri ci aprono gli occhi, ti fanno vedere le cose belle. E poi ti giri verso il mondo che hai intorno e cosa vedi? Cosa vedi? Vedi tutte cose brutte e ci rimani male, e ti viene voglia di lottare perché tutto sia migliore, ti viene voglia di scardinare il parchimetro per recuperare il soldino maledetto del Negrin o ti viene voglia di prendere un aereo e vedere insieme al Mattotti le creature della mente.
Ti viene voglia di cambiare tutto, e questo è sbagliato, sbagliato! Diseducativo, soprattutto. Se i bambini si accontentano, il mondo non sarà migliore ma di sicuro sarà tranquillo. E loro, quegli infidi orecchiacerbuti, fanno proprio apposta a rovinare la tranquillità a tutti. Io però voto perché Orecchio Acerbo esista ancora. Giusto per avere un punto di riferimento negativo e tenere sotto controllo questo furore estetico che può portare solo guai.
Matteo Corraini
giovedì, 08 gennaio 2009

2008-2009

postato da bonistalli alle 08/01/2009 11:00 in libreria

E' stato un periodo natalizio commercialmente non eccezionale ma discreto.  A dirla tutta non mi aspettavo l'eccezionalità, semmai la conferma di alcune intuizioni maturate con il passare del tempo. La prima sensazione, confermata: questo quartiere è simpatico, la radice quadrata di Belleville. Non c'è Malaussene, ma una ricca comunità di albanesi, nordafricani, rumeni, che rappresentano quasi il 50% della clientela dello scolastico: persone educate, genitori attenti all'educazione dei figli, corretti e puntuali negli obblighi verso il libraio. Sono tornati anche nel periodo natalizio, e questo mi ha fatto davvero piacere. E poi, tornando a Belleville, tra i clienti ho un ragazzino con le lenti spesse, parla in modo buffo (è straniero, vabbè), ed è un battutista formidabile. Diversi clienti entrano con i loro cani: non sono epilettici come Julius, ma tranquilli e sbavanti come si conviene. Ah, uno si chiama Mingus, tradendo il buon gusto musicale della padrona.

E' un quartiere che ha lettori forti,  insegnanti motivati, pronti e ricevere ma anche a consigliare autori e testi.  Qualche cliente curioso ogni tanto arriva e mi lascia qualche "perla" che prontamente vi riporto.

La mamma di Vauro - di cui leggete più sotto - ha fatto sì che il libro del figlio sia stato il più venduto delle feste, insieme al nuovo di Carofiglio. Quella donna è in effetti un ufficio stampa formidabile, e  temo che il figlio non lo sappia.

Ci saranno novità, nei prossimi mesi, anzi settimane. Keep in touch, non ve ne pentirete. Buon anno a tutti.

mercoledì, 26 novembre 2008

Gnomi!

postato da bonistalli alle 26/11/2008 10:52 in libreria

Qualche post sotto, in una "perla", prendevo in giro una cliente che aveva buttato nel cestino (o cesso, più probabile)  un libro che lei ricordava essere "L'Enciclopedia degli gnomi".  Potrà mai essere stato pubblicato un libro simile, mi sono chiesto? Ebbene: in passato non so, oggi si. Eccolo qua - fresco di stamopa - per tutti voi feticisti forestali. E' in libreria, naturalmente. Mai più senza.

martedì, 21 ottobre 2008

Dodici uova

postato da bonistalli alle 21/10/2008 20:32 in libreria

La letteratura, oggi, non ha bisogno di capolavori. Scrivere un buon libro è già un'impresa, figurarsi.  Poi, all'improvviso, arrivano storie che ti prendono alla gola e strizzano il cuore. La città dei ladri è uno di quelli.

L'autore è David Benioff, quache anno fa è uscito con La 25esima ora: una bella storia, da cui Spike Lee ha tratto un film stupendo.

Qui Benoiff ha cambiato epoca,  scegliendo di percorrere un sentiero scivoloso: la seconda guerra mondiale, la battaglia di Leningrado, i buoni e i cattivi, gli innocenti e i colpevoli.  Ma a lui non interessa ergersi a giudice, non gliene importa nulla, la storia ha già emesso i verdetti. 

L' ironia è la salvezza - letteraria, quanto meno. Trovare dodici uova sotto i bombardamenti, necessari per fare una torta nuziale: questa è la missione affidata a due ragazzini russi, accusati di tradimento e diserzione e per questo destinati al  plotone di esecuzione. La figlia del colonnello che li ha condannati a morte deve sposarsi e non esiste matrimonio senza torta. Per fare la torta servono le uova. I ragazzi, per avere salva la vita, devono trovarle. 

Vi ho raccontato le prime 30 pagine. Le restanti  290 leggetele da soli. Non ve ne pentirete, fidatevi.

venerdì, 10 ottobre 2008

Nobel nobile?

postato da bonistalli alle 10/10/2008 11:14 in libreria

Va bene, non lo conosce nessuno e poche librerie fino a ieri avevano i suoi libri. Ricordo di averne venduta una copia un paio di anni fa, a Quarrata, il titolo non lo ricordo. Magari i suoi libri sono capolavori, li leggerò.

 Oppure no, e sarà uno di quei Nobel dati per motivi imprescrutabili, noti solo alla commissione svedese. Philip Roth quante maledizioni gli avrà mandato (alla commissione, non al vincitrore).

Però con la Szymborska successe una cosa simile: questa chi la conosce, altri meritavano di più, è sempre ubriaca si arrivò a dire. Eppure il tempo le ha dato il giusto e meritato riconoscimento. Boh. Sono contento per le case editrici che hanno pubblicato Le Clèzio, la piccola Instar e il Saggiatore, ne avranno beneficio, spero per loro. Mi procurerò qualche copia di questo francese (Gian Maria Gustavo, perbacco!) con la faccia squadrata da attore di soap opera. Speriamo bene.

mercoledì, 08 ottobre 2008

amico Taro

postato da bonistalli alle 08/10/2008 18:03 in libreria

Una bella notizia per chi ama gli albi illustrati e da colorare. E' uscito un nuovo titolo di Taro Gomi, pubblicato come gli altri da Corraini: si chiama 1, 2, 3 scarabocchi, è indicato per la fascia  4-6 anni ma come tutti gli albi dell'illustratore giapponese è PER TUTTI: 0-99.

Taro Gomi è geniale.  I suoi non sono solo albi da colorare: dentro i suoi inconfondibili  segni ci sono storie e personaggi nascosti dove la fantasia del bambino (e dell'aldulto) corre libera e felice. E' uno di quei libri che l'adulto alla ricerca di un regalo per un bimbo naturalmente intelligentissimo/bravissimo/bellissimo dovrebbe guardare e comprare senza fiatare. Invece chiederà Geronimo Stilton, l'album delle Wynx da colorare, oppure la versione ridotta di Cuore.  Chaggiaffà, povero me?

giovedì, 03 luglio 2008

Grembiule di classe

postato da bonistalli alle 03/07/2008 12:12 in libreria

Riporto integralmente un articolo scritto da Antonella Landi, professoresa di italiano,  scrittrice e tenutaria di un blog famosetto assai. Non la conosco personalmente ma mi pare simpatica e, sono pronto a scommetere, competente nel suo lavoro.  Di sicuro è intelligente.  Ecco  il suo intervento uscito sul Giornale del 2 luglio.

 Io lo portavo bianco, col fioccone rosa. La mamma me lo faceva cucire dalla sarta e incaricava la ricamatrice di impreziosirlo con greche orizzontali, disegnini colorati, iniziali arzigogolate. Lo stirava e lo apprettava la sera prima e lo lasciava appeso perché non prendesse nemmeno una pieghina. Al mattino me lo infilava, piano, con delicatezza, esortandomi a non costellarlo –così diceva lei- di grinze morte. I bottoni si rincorrevano lungo la colonna vertebrale e mi davano noia quando mi sedevo al banco, sulla seggiola di legno. Il fiocco era di sostenuto taffettà, sempre ben teso e largo. In prima amavo il mio grembiule, simbolo di appartenenza a una categoria: la studentessa orgogliosa. In seconda iniziai a sbertucciarlo, quasi in un rito d’iniziazione finalizzato a temprare lui e –indirettamente- me. In terza sciolsi il fiocco, per comunicare che stavo crescendo e iniziavo a maturare un’opinione personale sulle regole sociali. In quarta –fase di ribellione conclamata- presi a portarlo al contrario e sbottonato. In quinta annusavo già olezzo di salto alle medie: non lo misi più e a scuola mi presentai ogni giorno in abiti civili.

Se ne evince che il grembiule mi ha sempre convinta poco.

Però mi convincono poco anche gli ombelichi all’aria e i pantaloni a mezze natiche, dentro le aule di una scuola. E ancora meno trovo di buon gusto quell’ostentazione esasperata di marche, nomi e sigle, dietro cui si nascondono cifre da capogiro che considero immorali, se  vengono messe addosso a chi ancora non è in grado di scrivere il proprio nome sopra un foglio.

Poiché non vivo fuori dal mondo e conosco i prezzi in circolazione, durante l’inattività coatta delle verifiche in classe mi attardo in calcoli approssimativi sommando gli euro che i miei studenti portano sfrontatamente in giro. E resto a un tempo perplessa, frustrata e amareggiata. Perché mi rendo conto che dietro le scelte discutibili di uno studente, c’è sempre un genitore che gli fa da esempio o accetta di accontentarlo ad ogni costo.

Esorterei le famiglie a scegliere per i loro figli un abbigliamento comodo, sobrio, sportivo, adatto al contesto in cui lo indosseranno. E inviterei i presidi a pretendere il decoro, perché i ragazzi capiscano che –se l’abito non fa il monaco- di certo è disdicevole che un monaco si presenti in chiesa in pantaloni corti e canottiera.

Ma più che altro, se fossi un Ministro della Pubblica Istruzione e avessi l’idea di ripristinare la divisa scolastica, mi affretterei a statalizzarla: già li vedo, sulle pagine patinate delle riviste di moda, i grembiulini D&G in rigoroso bianco e nero, quelli Armani, dal taglio lineare e classico ma con una strizzata d’occhio all’oriente, o quelli di Cavalli, più frufrù.

Del resto, già Bianca Pitzorno –nel suo delicato e ironico Ascolta il mio cuore- fa dire a Prisca Puntoni che il grembiule del nostro dopoguerra (prezioso e rifinito per i ricchi, ordinario e rattoppato per i poveri) tutto era, fuorché simbolo di parità.

Motivazioni piene di buon senso, mi pare. Se fossi Ministro della Pubblica Istruzione mi occuperei di ben altre priorità. E leggetelo, se non lo avete ancora fatto, il libro della Pitzorno citato nel pezzo.

mercoledì, 18 giugno 2008

Mio Dio, le letturine estive!

postato da bonistalli alle 18/06/2008 12:24 in libreria

Finita la scuola, gli studenti della scuola dell'obbligo corrono in libreria per acquistare i testi per il ripasso estivo. Qualcuno, accompagnato dal genitore (cioè la mamma: i padri come noto non entrano in libreria) ha fatto la richiesta prima ancora della fine dell'anno scolastico. Il genitore mamma davanti alla sorridente rimostranza del libraio ("Dio santo, date un pò di tregua a questi sciagurati") di solito si giustifica dicendo che "il mio bambino ci tiene tanto ad avere il librino per fare le lezioni dell'estate, non vede l'ora". Mica vero: il pargoletto non ha per nulla fretta. Questa particolare forma di nevrosi è tipica del genitore femmina, che teme come la peste la noia del figlio/a una volta terminata la scuola.

Come si sa, i libri dei compiti estivi sono l'oggetto più inutile che esista. E'  una  recente e geniale invenzione delle case editrici che hanno convinto le insegnanti che i loro studenti senza questo supporto didattico dimenticano tutto quanto appreso nell'anno scolastico.  Non so se li avete mai visti, questi libretti - qui vedete alcune copertine, come esempio. Sono meravigliosi. Sentite qua, testo per chi ha finito la quinta elementare - quindi prossimo alle medie: dividi in sillabe le seguenti parole: ferrovia, gigante, paura. Oppure:  metti l'apostrofo dove occorre: un orso, un avventura, quest estate. Ques'altra è fantastica, sentite: per ogni soggetto scrivi un predicato verbale e un predicato nominale. I pinguini ...(pv) (pn); le caramelle pv)..(pn), Giulio Cesare (GIULIO CESARE!!)...(pv) (pn). Esercizi ritenuti offensivi da un bimbo di seconda elementare.

Quindici/venti anni  anni fa questo sistema selvaggio non esisteva. Al limite per italiano ti davano da leggere un libro, mentre gli esercizi di matematica e scienze li preparava la maestra, a casa sua, e poi ce li dettava sul quaderno il giorno prima delle vacanze (le fotocopie erano un privilegio per pochi). Al ritorno in classe quinta, in autunno, nessuna insegnante si sognava di ripassare la grammatica presentando un esercizio sui pinguini o le caramelle alle prese con il predicato verbale, perchè consapevole che si sarebbe presa in testa l'acqua contenuta nella caraffa dei fiori opportunamente prelevata dal davanzale della finestra.

lunedì, 09 giugno 2008

Il dolore del non più giovane Andrea

postato da bonistalli alle 09/06/2008 19:35 in libreria

E' in uscita un nuovo libro di Camilleri. Si chiama Il casellante, un titolo che mi fa tornare in mente Non ci resta che piangere (Benigni e Troisi fermi al passaggio a livello che resta chiuso dopo il passaggio del treno: "Casellante! CASELLANTE! Oh CASELLANTE... ma quanti treni passano? "Eh, hai voglia...tanti" "Sì, ma quanti?" "Tanti...10, 100...o che lo so?"). Ora, io sono contento quando esce  un nuovo libro di Camilleri, l'unico autore per cui l'orribile termine nazionalpopolare assume un valore solo positivo. Sono contento del successo che ha avuto, dei personaggi che ha creato. Tutto meritato.

Ma anche se esce con dieci titoli l'anno non potrà mai eguagliare la bibliografia di Simenon. Ha cominciato troppo tardi. Qualcuno glielo dica, al povero Andrea.