saturate before using
Ciao a tutti. Chiedo scusa per la lontananza virtuale. Nel caso vi interessi: sto bene. Solo che questo è un periodo delicato per il libraio indipendente che, ahilui, ha deciso di praticare quello strano sport chiamato "distribuzione di libri scolastici", con tutto quello che ne consegue. Ve ne parlerò: è il 26 settembre e i giochi sono tutt'altro che chiusi. Sono difficili da gestire le mamme che si lamentano - con la scuola cominciata da 10 giorni - del mancato arrivo del libro, per dire, di geografia (solo quello, gli altri 19 sono arrivati) perchè il pargolo rischia di rimanere indietro con lo studio (naturalmente il libro manca solo a lui/lei, i compagni di classe ce l'hanno TUTTI!).
Comunque. Da quando ho dato le ultime notizie di me, ci sono state in mezzo le vacanze d'agosto (18 giorni di chiusura) una gita in scozia (7 giorni: come mi piacciono quei posti, quella gente!) , tre fine settimane trascorsi a Dynamo Camp, proponendo esercizi di scrittura e dove ho conosciuto belle persone.
Infine: come si può credere a una giustizia divina se muore David Foster Wallace mentre Coelho gode di buona salute e - peggio - continuano a uscire suoi libri?
Il sottoscritto
E' una nuova rivista online, nata dopo la chiusura di stylos, un settimanale di informazione libraria che leggevo saltuariamente, sempre con piacere. Si può scaricare anche in formato .pdf. Dateci un'occhiata.
Lo sapevate?
La Mondadori ha reso noto l'esito di un proprio sondaggio dove risulta che il 61% degli italiani non legge perchè ritiene inutile l'esercizio della lettura. Notiziona, vero? Curiosamente, è la stessa percentuale di libri inutili con cui la medesima casa editrice infesta ogni anno gli scaffali delle librerie.
Un volto non comune - Iosif Brodskij
(...) Oggi, semplicemente, ci sono in circolazione troppi scrittori pro capite, ossia per ogni lettore. Una ventina d'anni fa un uomo adulto che facesse il conto dei libri o degli autori che doveva ancora leggere poteva tirar fuori trenta, quaranta nomi; adesso i nomi sono migliaia. Oggi si entra in una libreria come si entra in un negozio di musica stipato di incisioni di complessi e di solisti: ad ascoltarle tutte non basterebbe una vita. E pochissimi, in quella folla di migliaia di nomi, sono esuli o sono particolarmente meritevoli. Ma il pubblico leggerà quelli, gli altri, non te, con tutta l'aureola che ti porti sulla testa; e non perché il pubblico sia perverso o mal consigliato, ma perché statisticamente sta dalla parte della normalità e della mediocrità. In altre parole, quando legge vuole ritrovare se stesso. In qualsiasi strada di qualsiasi città del mondo a qualsiasi ora della notte o del giorno le persone che non hanno mai sentito parlare di te sono più numerose di quelle che, sì, il tuo nome lo conoscono (...)
(...) In ogni caso, una situazione sociale in cui l'arte in generale e la letteratura in particolare sono monopolio o prerogativa di una minoranza mi appare malsana e pericolosa. lo non chiedo che si sostituisca lo Stato con una biblioteca - benché quest'idea abbia visitato più volte la mia mente -; ma per me non c'è dubbio che, se scegliessimo i nostri governanti sulla base della loro esperienza di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra. Credo che a un potenziale padrone dei nostri destini si dovrebbe domandare, prima di ogni altra cosa, non già quali siano le sue idee in fatto di politica estera, bensì che cosa pensi di Stendhal, Dickens, Dostoevskij. Già per il fatto che il pane quotidiano della letteratura è proprio l'umana diversità e perversità, la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi - già noti o ancora da inventare - di dare una soluzione totalitaria, di massa, ai problemi dell'esistenza umana. Come polizza di assicurazione morale, quanto meno, la letteratura dà molto più affidamento che non un sistema religioso o una dottrina filosofica (...)
(...) Non voglio diffondermi su questo tema, non voglio rattristare questa serata ricordando le decine di milioni di vite umane distrutte da altri milioni di uomini (quello che è successo in Russia nella prima metà del ventesimo secolo è successo prima dell'introduzione delle armi automatiche) per il trionfo di una dottrina politica la cui fallacia si palesa già nel fatto che essa esige sacrifici umani per diventare realtà. Dirò semplicemente che secondo me - non è una conclusione empirica, ahimè, ma solo teorica - per uno che ha letto molto Dickens sparare su un proprio simile in nome di una qualche idea è impresa un po' più problematica che per uno che Dickens non l'ha letto mai. E parlo proprio di lettura di Dickens, Sterne, Stendhal, Dostoevskij, Flaubert, Balzac, Melville, Proust, Musil e via dicendo; cioè di letteratura, non di alfabetismo o di istruzione. Una persona che sa leggere e scrivere, una persona istruita può benissimo, dopo aver letto un libro o un libello politico, uccidere un suo simile e magari provare, nell'ucciderlo, un'esaltazione dottrinaria. Lenin era istruito, Stalin era istruito, e anche Hitler lo era; quanto a Mao Zedong, lui scriveva addirittura versi. Ma tutti avevano una cosa in comune: l'elenco delle loro vittime era infinitamente più lungo dell'elenco delle loro letture (...)
Iosif Brodskij "profilo di Clio" Adelphi 289 pp, 20 euro
scusate la brutalità...
...ma ieri sera, nel delirio post elettorale, notando il riporto di Schifani ho avuto un flash: "Ma di che cazzo parla Oceano Mare?
riviste/Buràn
You must eat the book, you must crush it,
and cut it with your teeth and swallow it
John H. Brown

Sul web ci sono tante riviste letterarie, più o meno riuscite, e fa sempre piacere quando trovi un magazine bello, interessante, realizzato con passione e competenza. Buràn è uno di questi: raccoglie e traduce in italiano articoli, saggi, recensioni provenienti dai più remoti angoli del nostro mondo. Bella anche la sezione iconografica. Buràn, se ho capito bene, significa "tempesta di neve" in russo. La mission è questa:
Ci sono mondi che si raccontano, là fuori. Mondi distanti e differenti, voci che chiedono ascolto. Buràn è una rivista letteraria che insegue e traduce storie dal Web di tutto il mondo, annullando distanze e silenzi. La sfida a cui non negarsi è quella di scoprire Scritture Invisibili: storie scritte in lingue inaccessibili, o che si perdono nel grande oceano della Rete. Buràn si articola secondo due scenari: il Materiale, che morde la realtà raccogliendo racconti, articoli, saggi, immagini e altri contributi intorno a temi concreti; l’Immaginario, che propone atmosfere e respiri e storie, portando sulla rivista l’altro e l’altrove della narrazione in rete. Ci sono Mondi e Voci, là fuori. Noi siamo in ascolto.
Sono usciti finora quattro numeri. Ognuno è monografico: dopo il lavoro, la città e il confilitto, questo è dedicato al cibo. Mi è piaciuto un racconto di un autore messicano, Rafel Toriz - da cui ho tratto l'epigrafe di questo post - dedicato ai divoratori di libri. In senso letterale, i bibliofagi. Tutta la rivista, e ciascun articolo, si possono scaricare in .pdf.
Dateci un'occhiata: io ora la inserisco tra i link, poi continuo l'esplorazione...
Ignoranza di classe
"Ma che futuro può avere un paese dove più della metà della classe dirigente non legge alcun libro in un anno per aggiornare il proprio bagaglio professionale?"
E' la domanda che si (ci) pone Pierfrancesco Attanasio, analizzando i dati Istat 2006 sulla lettura nel nostro paese. E poi, tra le altre cose, aggiunge:
"Quale futuro aspetta um paese in cui la scuola si accanisce sul prezzo sui libri, ma non è in grado di spiegare ai giovani il loro valore come strumento per migliorare le chance di trovare lavoro e crescere professionalmente una volta occupati?"
Ogni anno il volume Tirature, curato da Vittorio Spinazzola - da cui ho tratto le considerazioni qui sopra - offre spunti di riflessione interessanti. Non tutti intercettano il futuro in maniera così fosca, ma la realtà della ragione eccetera.
Ma sapeste quanto sono lontane le previsioni apocalittiche quando con una quinta elementare lavori su "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte", travolto dall' entusiasmo e curiosità di cui sono capaci i possessori di dieci anni...
The believer/1
La casa editrice Isbn è nata come spin off del Saggiatore. Pubblica 25 novità l'anno. I direttori editoriali sono Giacomo Papi, che forse non conoscete, e Massimo Coppola, che forse invece sì. Dicono del loro lavoro: "Oggi il libro è solo uno degli oggetti di consumo che si spartiscono i nostri desideri. Le categorie di cultura alta e cultura bassa non sono più in grado di descriverlo. Oggi il libro compete non solo contro altri libri, ma soprattutto contro i quiz, i telefonini, le scarpe da ginnastica e ogni altra merce desiderabile". Hanno elaborato una strategia editoriale, riassunta in un manifesto di dieci punti. Il primo dice: "Rifiutiamo la dicotomia sinistra/destra e proponiamo in sua vece l'utilizzo di: Stanlio & 0llio, Tondo & Aguzzo, Tanti & Pochi o qualsivoglia altra opposizione possa esprimere una differenza". Gli altri 9, se volete, leggeteli sul sito. Poi date un'occhiata al catalogo. Fatto? Come vedete ci sono libri a) deliziosamente inutili b) curiosi c) interessanti. A seconda delle circostanze dal punto b si può passare al punto c. Il punto a rimane punto a. 
Lo scorso ottobre è uscito il primo volume (di tre) che raccoglie articoli e recensioni usciti sul magazine culturale The Believer, fondato nel 2003 da Dave Eggers e Vendela Vida. E' una delle novità più interessanti uscite sul mercato statunitense. The Believer/1 è il titolo, chiaro e semplice, dell'antologia italiana, che raccoglie materiale pubblicato nel 2003 e nel 2004. Troviamo di tutto: Salman Rushdie intervistato da Terry Gilliam, lo sceneggiatore dei Simpson George Meyer che ci rivela esilaranti brainstorming dai quali escono idee così assurde che entrano di diritto nei dialoghi del cartoon; una lettura politica di Superman tra socialismo e cristianesimo, persino un rapido manuale sull'utilizzo della cazzuola (!). Non c'è niente da fare: gli americani sono insuperabili quando si tratta di discutere seriamente su argomenti futili, che poi futili non sono mai. E l'intervista a David Byrne è un capolavoro di sintesi ed efficacia, chiara ed esaustiva su alcuni aspetti della vita del musicista rock come non se ne leggono mai sulla riviste nostrane. La traduzione, ottima, è affidata a nomi nuovi e altri conosciuti, quest'ultimi del giro minimum fax.
Da giorni non leggo altro. Un frullato di cultura pop che stordisce. Ve lo consiglio: se qualche volta vi pare di essere presi in giro (dall'autore, dai traduttori, dai curatori) tranquillizzatevi, non è vero. E poi, cosa vieta di scrivere - bene - della scena queer post lesbica del Michigan, oppure spiegare dettagliatamente l'utilizzo delle forbici da pollo? Non vedo l'ora che esca il secondo volume, atteso per quest'anno. Sono annunciate interviste a Paul Auster, una lettura inedita su Abu Ghraib, un intervento di Oran Pahmuk . Sembra tutto molto serioso, e allora ecco arrivare in soccorso un'intervista a Steve Martin.
ma Isbn non è solo cultura americana. In questi giorni esce il secondo volume dedicato all'opera omnia di Luciano Bianciardi, uno degli autori più sottovalutati della letteratura italiana del secondo dopoguerra. Ne parleremo presto, anche perchè è uno dei miei autori preferiti.
L'ombra di Geronimo
Da alcuni anni tengo corsi di scrittura e lettura nelle scuole dell'obbligo. Lo faccio con piacere e divertimento, una cosa nata per caso che con il passare del tempo si è trasformata in un impegno quasi quotidiano nel periodo gennaio/giugno.
E' un rapporto reciproco, nel senso che anch'io imparo moltissimo dai ragazzi. So cosa leggono volentieri, e so quanto odiano le letture imposte.
I bambini e le bambine nella fascia scolastica primaria (6-10 anni) amano le storie di Geronimo Stilton, il topolino giornalista creato da Elisabetta Dami. Un fenomeno mondiale, prima ancora che italiano (dove pare abbia venduto 7 milioni di copie, secondo le cifre fornite dall'editore). E' simpatico, Stilton, circondato da personaggi strampalati nella redazione dell'Eco del Roditore, il giornale che racconta cosa succede nell'Isola di Topazia. Le avventure sono divertenti: i libri, se avete avuto occasione di vederli o leggerli, hanno immagini grandi, a colori, ed un testo disposto secondo varie tecniche che facilitano la lettura e la comprensione dei giovanissimi lettori. Tutto molto bello.
Ma. Una mattina di un paio di anni fa, in prima media ho visto un bambino che durante la ricreazione aveva la testa dentro un tascabile Stilton. "Ehi,non sei un pò grande per leggere Geronimo?" gli ho sorriso. Prima che avesse tempo di rispondere, la professoressa si era avvicinata. "Eh,che ci vogliamo fare - ha commentato guardando il ragazzo ma rivolta a me - lui legge solo quello. L'importante è leggere, no?". Mmm. Alla ripresa della lezione ho chiesto alla classe quanti leggevano Stilton. Una ventina i presenti, 10 le mani alzate. "Ma leggete solo quello?" ho chiesto. In 5 hanno risposto di sì. Ecco, quel 25% mi ha dato un dispiacere. A 11/12 anni non si può leggere SOLO Stilton. Non perchè sia vietato. Semplicemente, un ragazzo di quella età è in grado di elaborare un testo narrativo più complesso. La lettura di Stilton, intesa come arricchimento lessicale ed elaborazione del significato di una storia, esaurisce il suo compito in terza elementare. Si può leggere Geronimo anche dopo, naturalmente, ma a patto di affrontare ANCHE qualcosa di più idoneo all'età e capacità dello studente. Al termine del primo ciclo delle elementari si è in grado di leggere un romanzo in corpo 12, senza immagini: gli autori e i titoli fateli voi. Non so perchè è accaduto (accade) quello che ho descritto. Ho qualche idea in merito. E sono certo che la situazione descritta è comune in altre classi.
Infine: non è vero che "'importante è leggere, basta leggere". Per nulla. Ne riparleremo.








